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DMARC, SPF, DKIM cosa sono? Le novità 2024

Se ti stai chiedendo cosa significano gli acronimi DMARC, SPF e DKIM, probabilmente lavori nell’email marketing e invii regolarmente newsletter e comunicazioni ai contatti della tua mailing list.

L’email marketing è un canale di monetizzazione sfruttato da tanti imprenditori digitali, dai self publisher che promuovono i propri libri a chi cerca di piazzare corsi, infoprodotti e link di affiliazione. Più numerose sono le iscrizioni/vendite/download effettuate dai riceventi, e maggiore è il successo della campagna di marketing. Per un email marketer, l’eventualità peggiore è che le proprie newsletter vadano a finire nello spam: tutti quelli sforzi per programmare newsletter impeccabili da incastrare a un funnel di vendite ottimale… e nessuno nemmeno le leggerà! 

Oggi, per avere successo con l’email marketing è importante avere credibilità. Poi, se le email raggiungono il target giusto, i risultati prima o poi arriveranno. Ed è questo il problema: da oggi, se le email non soddisferanno determinati requisiti, andranno dritte allo SPAM. Parliamo dunque dei nuovi protagonisti dell’email marketing: DMARC, SPF e DKIM. Cosa significano questi acronimi, e come stanno impattando il settore?

DMARC, SPF, DKIM: nuove regole 2024

Alcuni tra i maggiori fornitori di posta elettronica – Google e Yahoo – hanno applicato nuove norme per proteggere i propri utenti dalle email indesiderate. D’ora in poi, qualunque comunicazione legata a un servizio di email marketing (quindi con una mailing list in ccn, copia nascosta) dovrà soddisfare quattro requisiti specifici per non finire nello SPAM:

1) Includere sempre un 1-click-link per sospendere il servizio, del tipo “per non ricevere più questa newsletter, clicca qui”, con un solo click;

2) Ricevere una percentuale di segnalazioni per SPAM inferiore allo 0,3%;

3) Inviare tutte le email da un dominio con un valido DMARC;

4) Convalidare tutte le email con i protocolli SPF e DKIM;

DMARC, SPF, DKIM cosa sono?

DMARC significa Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance. In parole povere, DMARC richiede che le newsletter inviate simultaneamente a tanti contatti – affinché vengano ammesse alla casella di “Inbox” – arrivino da un dominio specifico. Quindi, non “mario.rossi @gmail.com, ma “mario.rossi @miosito.it. Prima di iniziare una campagna di email marketing, pertanto, è necessario possedere un proprio dominio/sito web. In secondo luogo, occorre verificarlo tramite il proprio provider, entrando sul proprio account (per esempio, Mailchimp) e creando un’apposita DMARC policy attraverso un DNS record nel pannello di gestione del proprio dominio. Il DNS record TXT è un protocollo DNS che contiene informazioni di testo utilizzate da esterni.

Gli altri due protocolli sono l’SPFSender Policy Framework, standardizzato nel 2014, e il DKIM, ovvero Domain Keys Identified Mail, standardizzato nel 2011, entrambi utilizzati dal DMARC per indicare al servizio di posta elettronica del destinatario di fornire report sulla provenienza dell’email (che altrimenti andrà in SPAM) e come trattare le e-mail che non hanno superato il controllo iniziale.

Tre sono le impostazioni possibili per la gestione dei messaggi in arrivo: la prima è la none policy (p=none), nel caso in cui si decida di monitorare le statistiche senza peraltro intraprendere azioni specifiche sulle email in errore; la seconda è la Quarantena (p=quarantine), ovvero quando le email che non superano i controlli vanno “in quarantena”, per poi finire nello SPAM; il terzo criterio è il Rifiuto o reject policy (p=reject), con il quale invece tutte le email che non superano il controllo DMARC vengono catapultate direttamente in SPAM, senza nemmeno passare dal Via.

Il DMARC ha vantaggi innegabili – protegge la reputazione del proprio dominio e il proprio indirizzo email da eventuali frodi – ma non è facilissimo da implementare, per chi non ha dimestichezza con tutta la parte “admin” di un sito web.

 

 

Una volta creato il DMARC, occorre autenticare il proprio dominio attraverso il software di email marketing che si sta utilizzando al momento. Per sapere quale utilizzare, non chiedete a me, ma piuttosto a Forbes: ecco la lista dei migliori Email Marketing Software del 2024 pubblicata dall’autorevole testata giornalistica americana.  

In conclusione: se avete una mailing list e inviate regolarmente delle newsletter – sia per pubblicizzare i vostri romanzi in Self Publishing che per far girare link di affiliazione – non potete più procrastinare. Dovete entrare nel vostro dominio e implementare il prima possibile una DMARC policy, assicurandovi che le vostre email siano anche dotate di 1-click unsubscribe link, provengano dal dominio del vostro sito (e non da Gmail) e abbiano una quota di segnalazioni per SPAM inferiore allo 0,3%.

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