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Mettere le Maiuscole nei Titoli: quali parole?

Secondo la Treccani, la lingua italiana non prevede le maiuscole nei titoli di opere d’ingegno – libri, film, opere teatrali etc. – eccezion fatta per la prima parola ed eventualmente per i nomi propri. “La ragazza di Bube” non sarà mai, dunque, “La Ragazza di Bube”, a prescindere dall’edizione.

Perché allora dovremmo chiederci come mettere le maiuscole nei titoli dei libri?

Ultimamente, l’uso tutto anglosassone di titolare con le maiuscole sta condizionando anche il mercato editoriale italiano. Basta dare un’occhiata ai titoli dei libri su Amazon, dove le parole sono in maiuscolo non solo nelle copertine, ma anche nei link e nelle descrizioni delle pagine d’acquisto. 

Tante case editrici continuano a percorrere il sentiero tradizionale, titolando “Mille splendidi soli” (Piemme) o addirittura “tre gocce d’acqua” (Mondadori) con tutte le lettere minuscole. Altre, invece, hanno seguito il trend anglosassone, dove le parole sono scritte in maiuscolo. È il caso de “Il Codice delle RAGAZZE”, edito da Solferino.

Spesso è il genere letterario a fare la differenza. Nei romanzi fantasy e nei romanzi per ragazzi, lo stile anglosassone sembra andare per la maggiore, vedi “Il Figlio del Cimitero” e “Sei di Corvi”, entrambi Mondadori, mentre le opere di autori italiani vengono al contrario titolate secondo il metodo tradizionale. 

E nel Self Publishing? Non c’è una regola precisa: è una questione di grafica e di coerenza nello stile. In generale, nel self publishing si tende a copiare dal mercato inglese, dove le maiuscole in tutte le parole dei titoli (a parte articoli e proposizioni) evidenziano in qualche modo il titolo stesso. 

Insomma, è tutta questione di estetica.

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