
ROMA – Si accende il dibattito nel mondo letterario e sui canali social in merito a un confronto, sempre più polarizzato, tra la produzione e la figura di Michele Mari e quella della scomparsa Michela Murgia.
La polemica, rimbalzata nelle ultime ore tra blog di settore e piattaforme digitali, vede contrapporsi due visioni distinte della letteratura e del ruolo dell’intellettuale oggi. Da un lato, i sostenitori di Michele Mari ne difendono lo stile colto, l’ossessione filologica e la narrativa pura, considerandolo uno dei massimi custodi della lingua italiana. Dall’altro, i lettori e i saggisti legati all’eredità di Michela Murgia rivendicano il valore di una scrittura militante, fortemente radicata nell’impegno politico, sociale e civile.
Cos’è successo?
Secondo le ricostruzioni, l’autore avrebbe rivolto pesanti offese a sfondo sessista alla scomparsa scrittrice Michela Murgia, attaccandone l’aspetto fisico con frasi del tipo: “Era intransigente e violenta perché brutta”. A denunciare pubblicamente l’episodio – avvenuto sul pulmino dell’organizzazione durante lo Strega Tour – è stata Teresa Ciabatti, giurata e autrice di Donnaregina. Travolto dalle polemiche, Mari ha tentato di smorzare i toni scusandosi privatamente con la collega e diffondendo una nota ufficiale in cui, pur parzialmente dissociandosi dalle ricostruzioni sul suo conto, esprime il proprio rammarico.
Michele Mari può ancora vincere il Premio Strega? Dopo le accuse, lo scrittore potrebbe uscire definitivamente dalla gara.
Il mondo culturale si interroga così sul confine tra estetica ed etica nella scrittura, dividendosi tra chi predilige l’isolamento letterario e chi, invece, vede nel libro uno strumento attivo di cambiamento sociale.
