L’intelligenza artificiale continua a scuotere il mondo dell’editoria. Questa volta al centro della vicenda c’è “Call Me, I’ll Hide the Body”, un romanzo d’esordio che aveva già attirato l’attenzione di editori e produttori televisivi, arrivando a un accordo del valore di 2,4 milioni di dollari.
Eppure, il contratto è stato improvvisamente ritirato.
Cosa è successo?
Secondo quanto riportato da Deadline, alcuni controlli avrebbero individuato possibili “impronte” riconducibili all’uso dell’intelligenza artificiale durante la stesura del manoscritto.
L’autore, Jerry Falade, ha respinto con forza ogni accusa, dichiarandosi completamente estraneo all’utilizzo dell’IA.
Nonostante questo, l’agenzia letteraria e l’editore hanno deciso di interrompere il progetto.
Il vero problema è il copyright
La decisione non sembra essere stata motivata tanto da ragioni etiche quanto da un rischio legale.
Negli Stati Uniti, infatti, resta ancora aperta la questione del copyright per le opere che contengono parti generate dall’intelligenza artificiale. Se non fosse possibile dimostrare l’origine interamente umana del testo, potrebbero sorgere problemi sulla tutela dell’opera.
Per un editore che investe milioni di dollari, si tratta di un’incertezza difficile da accettare.
Un problema sempre più diffuso
Negli ultimi mesi il settore editoriale ha visto aumentare le polemiche legate all’uso dell’IA.
Amazon continua a essere invasa da libri generati artificialmente, mentre autori ed editori affrontano cause legali sul copyright e sull’addestramento dei modelli di IA utilizzando opere protette.
Anche OpenAI ha recentemente introdotto maggiori limitazioni alle richieste che imitano lo stile di autori specifici.
Come si dimostrerà l’origine di un romanzo?
Il caso di Jerry Falade apre una domanda destinata a diventare sempre più importante:
come potrà un autore dimostrare, in futuro, di aver scritto davvero il proprio libro?
Per molti scrittori non sarà più sufficiente affermare che il testo è originale. Potrebbero diventare necessari bozze, cronologie di lavoro, versioni intermedie o altri strumenti in grado di documentare il processo creativo.
In altre parole, nell’era dell’intelligenza artificiale il problema non è più soltanto scrivere un buon romanzo, ma anche dimostrarne la paternità.
